C' è un uliveto a nord, a bacìo, si dice dalle mie parti, un campo battuto dalla tramontana, un posto dove il sole batte al mattino e inizia a calare ben presto. Quegli olivi, dritti in fila li ha piantati mio padre, lo ricordo, ero piccola, non saprei dire ma credo ci si aggiri su una quindicina d'anni fa, erano piantoni, scelti per resistere al freddo, avevano un palo e filo a sorreggerli,. Un giorno ricordo d'esser tornata in quel campo e d'esser rimasta sorpresa. Quegli esili alberini facevano ombra. Non si vede più la terra oggi se si guarda dall'alto quel campo, dal "greppo" sovrastante, si vede solo l'argento delle foglie si vedono alberi robusti, alberi alti giovani e forti. Mi hanno raccontato dell'85, la gelata, li vicino ci sono alberi più vecchi, li, in quel campo dove gli olivi non si ammalano mai perchè anche la mosca olearia muore di freddo, mi hanno raccontato, dicevo che mentre io ero piccina una gelata distrusse gli olivi. Mi hanno descritto un panorama apocalittico, dice che mio padre girando per gli oliveti sentisse addosso lo stupore e lo sconforto, erano bruciati, come se ci fosse passato il fuoco, cominciarono a ambiar colore, perdere le foglie, a seccare, interi pezzi di terra arsi dal gelo, impressionante e sconcertante come fuoco che divora tutto. Le ceppe dell'85 sono ancora li, accanto a loro son stati rallevati dei talli che adesso sono nuovamente olivi grandi e forti. Nella parte a solativo invece piagge d'olivi si fanno accarezzare dal sole e dallo scirocco in questi giorni di novembre impazzito. Versanti di colline dove gli alberi assecondano le salite del terreno. Alcuni sono meravigliosi sembrano querci, hanno tronchi che non riuscirei ad abbracciare, il legno ha addosso una scorza di anni, si avvolge lento su se stesso fino a dividersi al metà della pianta in tre o quattro braccia aperte verso il cielo come a chieder gloria.
Potare la vite è una pratica, meravigliosa aggiungo io, ma potare un olivo è un'arte. Non l'arte da artigiano ma l'arte da artista. Non ho mai trovato due persone che fossero in accordo sul sistema di potatura delle piante d'olivo. Ho provato a potare quest'anno per la prima volta, non ne sono ancora capace. Sono in grado di riconoscere una pianta ben potata, da quella colpita da un potino mediocre o da uno incapace. L'olivo per chi lo ama è poesia, io mi accontento di guardarne la bellezza, i colori, il volgersi delle foglie, come cosa tangibilmente viva, al mutare dei venti. Largento degli olivi sferzati dal vento è bellissimo. L'ombra delle chiome, la forza del tronco a cui appoggiarsi seduta a riprender fiato o a pranzare in queste belle giornate di sole e lavoro, le fronde che scendono come nastri carichi di frutti mi riempiono lo sguardo.
L'olivo è difficile come una donna, ha bisogno di poco, ma non lo puoi trascurare, devi sorreggerlo perchè cresca ma non lo puoi piegare, puoi indirizzarne la crescita ma sempre assecondando il suo animo e la sua razza, devi gestire la sua forza, con garbo, con pazienza, con intelligenza. Si, l'olivo è come una donna, ci vuole pazienza e rispetto, ci vogliono mani esperte e un po' di fortuna.